Monologo sul giornalismo di Gian Maria Volonté

Monologo sul giornalismo di Gian Maria Volonté

Monologo sul giornalismo di Gian Maria Volonté

Cosa dice il suo personaggio nel dialogo nel film

Monologo sul giornalismo di Gian Maria Volonté, Sbatti il mostro in prima pagina, 1972, Marco Bellocchio
Una scena di Sbatti il mostro in prima pagina che ha come protagonista Gian Maria Volonté
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Avete mai sentito il monologo sul giornalismo di Gian Maria Volonté in Sbatti il mostro in prima pagina? L’attore fa un lungo monologo sul giornalismo in un dialogo all’interno del film. Il dialogo avviene tra i due protagonista del film, Giancarlo Bizanti, interpretato da Gian Maria Volonté e Roveda a cui dà il volto Fabio Garriba. Sbatti il mostro in prima pagina è un film diretto del 1972 da Marco Bellocchio e parla degli stretti legami fra stampa, politica e forze dell’ordine.

Il film spiega come un importante giornale possa manipolare l’informazione pubblica per cercare di portare l’elettorato ad avere una determinata reazione. Gian Maria Volonté nel monologo sul giornalismo mostra come i giornali manipolino le emozioni dei propri lettori. Sbatti il mostro in prima pagina è una pellicola del 1972, ma il modus operandi dei media potrebbe tranquillamente parlare del giornalismo di oggi.

Sbatti il mostro in prima pagina è ambientato a Milano durante gli anni di piombo. I protagonisti fanno parte della redazione del quotidiano borghese di destra “Il Giornale“. Il redattore capo Giancarlo Bizanti segue gli sviluppi di un omicidio a sfondo sessuale di cui è rimasta vittima una studentessa. Questo perché vuole di incastrare un militante della sinistra extraparlamentare e strumentalizzare politicamente la vicenda. Dopo questa presentazione vi parlo del monologo sul giornalismo di Gian Maria Volonté.

Il monologo sul giornalismo di Gian Maria Volonté in Sbatti il mostro in prima pagina è molto interessante

Bizanti: Tu sai quante copie tira Il Giornale, è vero?
Roveda: Cinquecentomila.
Bizanti: Tutta l’opinione che conta nel paese. Sì, gente che magari legge anche altri giornali, di altro colore, ma che alla fin fine si rivolge a noi, al Giornale, per sentire dalla sua voce una parola pacata e definitiva. E questa voce, Roveda, dev’essere sempre la stessa, dalla prima riga dell’editoriale all’ultimo annuncio economico.
Roveda: Sì, sono d’accordo.
Bizanti: Chi è il nostro lettore? È un uomo tranquillo, onesto, amante dell’ordine, che lavora, produce, crea reddito. Ma è anche un uomo stanco, Roveda, scoglionato. I suoi figli, invece di andare a scuola, fanno la guerriglia per le strade di Milano. I suoi operai sono sempre più prepotenti, il Governo non c’è, il Paese è nel caos. Apre Il Giornale per trovare una parola serena, equilibrata, e che cosa ci trova? Il tuo pezzo, Roveda. Ho copiato parola per parola il tuo occhiello e il tuo titolo: “Disperato gesto di un disoccupato. Si brucia vivo padre di cinque figli”. Ora, io non sono Umberto Eco e non voglio farti una lezione di semantica applicata all’informazione, ma mi pare evidente che la parola “disperato” è gonfia di valori polemici. Se poi me lo unisci alla parola “disoccupato”, “disperato disoccupato”, beh, allora ci troviamo di fronte a una vera e propria provocazione.

Subito dopo Roveda cerca di ribattere, ma riprende il monologo sul giornalismo di Bizanti

Roveda: Ma…
Bizanti: Compiuta la quale, tu prendi questo pover’uomo di lettore e gli sbatti in faccia cinque orfani e un cadavere carbonizzato. No, dico, cosa vogliamo farne di questo pover’uomo di lettore, un nevrotico? Gli ha forse dato fuoco lui? Vogliamo vedere di rifare insieme questo titolo? Può capitare a tutti di sbagliare, no? Scrivi:”Drammatico suicidio”. “Drammatico suicidio”, due parole. “Di…” Cos’è, un calabrese, il poveretto?
Roveda: Sì…
Bizanti: Ecco, “…di un immigrato”. “Immigrato”, una parola sola, che contiene implicitamente il “disoccupato” e il “padre di cinque figli”, ma dà anche un’informazione in più.
Roveda: Certo…
Bizanti: Il succo della notizia, la sintesi: il lettore apre Il Giornale, guarda, se gli va legge se non gli va tira via, ma senza la sensazione che gli vogliamo rompere i coglioni. Senza sentirsi lui responsabile di tutti i morti che ci sono ogni giorno nel mondo. Comunque il pezzo è eccellente. Sì, magari c’è qualche parolina in più, qualche aggettivo da limare, per esempio quel “licenziato”.
Roveda:”Rimasto senza lavoro”…?
Bizanti:”Rimasto senza lavoro”, bravo. Dacci dentro Roveda, che la stoffa c’è. Adesso lo ricopi, e lo porti direttamente in composizione. Vai.

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Luca Miglietta

Pubblicato da Luca Miglietta

Luca Miglietta, classe 1988, nato a Torino, appassionato di cinema e di tutto il mondo che lo circonda. Cresciuto fin da piccolo con la passione per il grande schermo guardando saghe come Ritorno al Futuro, Star Wars ed Indiana Jones. Difficile dire quale sia il mio film preferito in assoluto, perché generalmente non mi affeziono a un singolo film a parte quelli sopracitati che sono legati alla mia infanzia. Se dovessi però dirne qualcuno penserei a: Blade Runner, Terminator o Apocalypse Now. Non amo solamente il cinema, ma anche la letteratura e la fotografia.

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