Fausto Leali e la carriera

Fausto Leali e la carriera

Fausto Leali e la carriera

Il racconto del famoso cantante italiano

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Fausto Leali
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Fausto Leali prima di parlare della sua carriera racconta degli aneddoti sulla famiglia: “mio padre tornò mutilato dalla Seconda Guerra Mondiale, ma non ebbe assegni o aiuti economici. Doveva lavorare, era fabbro e si faceva 25 chilometri al giorno in bici, tornava con la gamba monca sanguinante. A 10 anni mia madre, che pensava fossi intonato e dotato di talento, mi regalò una chitarra, e iniziai a studiare con Tullio Romano, uno dei Los Marcellos Ferial”.

Fausto Leali prima di intraprendere una grade carriera lavorava sodo: “ma al contempo lavoravo, ho iniziato una settimana dopo aver finito la quinta elementare: facevo il garzone di salumiere a 2.500 lire a settimana. Finché a 14 anni venni ingaggiato dall’orchestra mantovana di Max Corradini, giravamo le balere, e di colpo balzai a 3.000 lire a notte: io, adolescente, mantenevo i miei. Come prima cosa gli comprai il frigo e la tv. Poi misi su una band, Fausto Leali e i Novelty, incidemmo un paio di cover dei Beatles, Please Please Me e She Loves You, tradotta in Lei ti ama e iniziarono a chiamarci un po’ in tv”.

Fausto Leali cominciò presto una sfavillante la carriera

Il cantante racconta: “non solo: anche ai mitici concerti italiani del 1965, l’unico tour italiano del gruppo”. Per Fausto Leali era l’inizio della carriera: “il punto è che avevano poche canzoni in repertorio, una dozzina. Per cui il promoter Leo Wächter chiamò altri cantanti italiani celebri per riempire la scaletta, e anche per richiamare pubblico. C’erano anche i New Dada e Peppino Di Capri”.

Il cantante prosegue raccontando: “che erano molto semplici, loro, anche artisticamente: tre amplificatori, chitarre, basso e batteria, nulla più. Che le ragazzine erano effettivamente e letteralmente impazzite. E che purtroppo non c’erano i telefonini, quindi non ho immagini di allora: girò qualche video solo Peppino”.

La versione italiana di Hurt

Fausto Leali racconta che agli esordi della carriera ebbe un buon successo nel 1967 con la versione italiana di “Hurt”. Lui racconta: “quattro milioni di copie vendute nel mondo. Devo ringraziare anche Pippo Baudo, che mi chiamò a cantarla a Settevoci, e Renzo Arbore che la trasmetteva di continuo nella sua Bandiera gialla in radio. Il disco più venduto dell’anno, anche più di A Whiter Shade of Pale, Penny Lane, 29 settembre, Dio è morto. Uscì dalla hit parade dopo che ci entrò Deborah, l’anno dopo, che a sua volta restò in classifica fino quando uscì Angeli negri”.

Poi il cantante parla di “Pittore, ti voglio parlare mentre dipingi un altare”. Fausto Leali stava mentendo successi e la sua carriera andava a gonfie vele: “un simbolo delle battaglie per i diritti civili dell’epoca. Che mi valse anche il soprannome di ‘negro bianco’ per la voce su cui avevo iniziato a lavorare a 18 anni, cercando di imitare i toni di Ray Charles e James Brown. Sul finire degli anni Sessanta di botto diventai famosissimo, anche se non sapevo cosa mi stava succedendo, non mi montavo la testa e mi comportavo come se fossi ancora il garzone del salumiere. Coi primi soldi veri, per dirle, mi sono comprato casa”.

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Luca Miglietta

Pubblicato da Luca Miglietta

Luca Miglietta, classe 1988, nato a Torino, appassionato di cinema e di tutto il mondo che lo circonda. Cresciuto fin da piccolo con la passione per il grande schermo guardando saghe come Ritorno al Futuro, Star Wars ed Indiana Jones. Difficile dire quale sia il mio film preferito in assoluto, perché generalmente non mi affeziono a un singolo film a parte quelli sopracitati che sono legati alla mia infanzia. Se dovessi però dirne qualcuno penserei a: Blade Runner, Terminator o Apocalypse Now. Non amo solamente il cinema, ma anche la letteratura e la fotografia.

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